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The Pile – Turn Cool the Uncool

Temuto, evitato, odiato da qualcuno, incompreso da tanti: il Pile divide tutti, dai semplici appassionati di moda ai cool kids fissati con i trend.
Partiamo dall’inizio: il Pile è una fibra sintetica, ricavata dal poliestere, che si ottiene tramite un particolare processo di lavorazione a maglia. Esiste dal 1979, quando la Malden Mills ha depositato il brevetto. Da allora sono spuntate diverse versioni ibride, con l’aggiunta di tessuto acrilico o elastane, per renderlo più comodo e voluminoso.
Per anni è stato demonizzato, ma da qualche anno i brand principali lo hanno rivalutato, creando linee outdoor dedicate e valorizzandone la struttura così particolare.

E la scena streetwear come si è mossa?
Scopriamolo attraverso gli occhi di quattro marchi che quest’anno hanno puntato forte sugli Sherpa.

Napapijri

Tutti conoscono il logo di Napapijri. Vuoi per la maglietta delle medie sperduta nell’armadio, vuoi per lo zio un po’ strano che veste solo Napa , la compagnia fondata fa Giuliana Rosset è stata il simbolo del casual outdoor poco impegnativo. Almeno, così fino a pochi anni fa.
In realtà sono cambiate un po’ di cose cose nell’ultimo biennio: Napapijri ha programmato e portato a termine un restyling pazzesco, che lo ha fatto schizzare in cima alla lista dei brand da tenere d’occhio nel 2018 e nel 2019. Prima ha sconvolto l’outerwear con Napa by Martin Rose, poi ha sfruttato la collaborazione con la giovane artista afro come benzina, alimentando il fuoco dell’hype fino a creare un rogo incontrollabile, che ha obbligato la scena a fare i conti il suo flair.
E ha fatto tutto questo senza snaturarsi; anzi, l’esatto opposto. Nonostante il debutto di linee urban come The Tribe, Napa ha scommesso sui suoi punti di forza senza rinnegarli, ma piuttosto adattandoli a uno stile più moderno. I Telve Fleece Hoodie seguono il nuovo flow dell’azienda nostrana, coniugando caldo e funzionalità con le necessità della strada.
Chi ha detto che Pile e città non stanno bene assieme?

 

adidas Originals

adidas si contende il trono dello sportswear con Nike da un sacco di anni. Per vincere la guerra secolare tra Swoosh e Three Stripes, il brand tedesco ha provato di tutto, incluse le tracksuit in velour. Calde, cozy e parecchio zarre, negli anni ’90 hanno conquistato P Diddy e la nuova generazione di rapper USA, che le abbinavano a collane d’oro e infilavano i pantaloni della tuta nelle Timberland. Un classicone che resiste anche oggi, perlopiù grazie a icone di street style come Kanye e Pusha, che hanno rockato il completo bordeaux del Trefoil in più di un’occasione.
Anche se non adidas Origials non è famoso per giacche a vento, maglioni e altro, ha comunque una certa esperienza con il Pile, una fibra così versatile che sta bene addosso ai vecchietti come sul Red Carpet di Los Angeles, tra un Valentino e una pelliccia di ermellino.
Long Live the Pile!

 

Patagonia

Patagonia è davvero un caso strano. Difficilmente un brand che punta così tanto sul green e sull’eco-sostenibile riesce a farsi strada fino alla vetta dello streetwear, e, quando succede, di solito dura poco. Con Pata invece è andata diversamente, forse perché la sua anima eco-friendly è troppo sincera per essere ignorata.
I suoi pile sono composti per il 70% da poliestere riciclato, con finiture ergonomiche e funzionalità mirate che li rendono uno dei top in pista, specialmente nelle situazioni davvero estreme. Ma le felpe Patagonia nascondono più di quello che sembra: aiutate da un influencer tanto improbabile quanto potente come Shia Labeouf, hanno occupato uno slot rimasto libero, quello dell'”hipster hype,” poco interessato allo stile E QUINDI stiloso a prescindere.
Non ci credi? Allora chiedi a Kanye e Rihanna se gli va di togliersi lo Sherpa Fleece di Patagonia. Spoiler: preparati a un bel “Fu*k Off!”.

 

The North Face

Last but not least, The North Face. Il logo TNF si è conquistato la fiducia di mezzo mondo con una serie di collezioni visionarie, una più incredibile dell’altra.
Layer in Gore-Tex©, Nuptse avvolgenti e giacche Himalayan hanno creato la leggenda di The North Face come di un brand infallibile, adatto alle scalate ma perfetto anche in città, in mezzo ai palazzoni di periferia. Come al solito, merito dell’hip hop: da Raekwon e i RUN DMC fino a Skepta, A$ap e Kendrick, il TNF conserva un rapporto speciale con il rap. Le collaborazioni stagionali con Supreme non fanno che rinsaldare un legame già forte, e di fatto rendono le felpe The North Face un’istituzione, un must-have da avere a tutti i costi per entrare nel club dei più cool.
Cosa se ne fa un brand outdoor così variegato, uno dei padri fondatori dello streetwear, del Pile? Beh, TNF è comunque nato in montagna, dove si deve prima di tutto badare al sodo. Si è avvicinato alle dinamiche fashion solo negli anni ’90, quando il color-blocking esagerato dei suoi capi ha iniziato a circolare per Brooklyn, Harlem e per il Queens; da lì è passato nelle zone ricche di New York, e poi in tutto il mondo.
Come per Napapijri, continuare a investire sul Pile è stata una scelta spontanea, perché il Pile fa parte del DNA da Urban Explorer di The North Face, almeno quando i Denali e i piumini.

 

Per capire le ragioni di qualcosa, il primo passo è sempre guardare indietro, alla radici. Il Pile ha un background solido e un passato glorioso, che però sta tornando a galla solo nell’ultimo anno, grazie a quei brand che ci hanno sempre puntato parecchie fiches.
Ormai il tempo per flexare un maglione di Pile prima che torni mainstream sta finendo, quindi la domanda è semplice: preferisci arrivarci prima degli altri, oppure fai come le pecore?

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