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Napapijri Rainforest – Serie A Vibes

Negli anni Novanta gli occhi del mondo sono puntati sulla Serie A.
In quel periodo il campionato è pieno zeppo di fenomeni e ha sfruttato l’onda lunga di Italia ’90 per migliorare gli stadi e attirare più investimenti.
Giusto per capirci: nella pancia dello Zini o del Rigamonti, ogni domenica, si allacciano gli scarpini Palloni d’Oro del calibro di Baggio, Zidane, Van Basten e Ronaldo. A bordo campo imperversano Trapattoni e Carletto Mazzone, intanto Mai Dire Goal lancia rubriche cult come “Il Pippero” e “Fenomeni Parastatali”. Il calcio italiano sta vivendo un momento storico, una “Golden Age” che sembra non finire mai; Napapijri ha deciso di celebrarla con questa mini-serie di anorak da stadio, cinque giacche con i colori sociali di Inter, Milan, Juventus, Roma e Napoli.
Ma com’era il calcio in quegli anni?

Milano

Diciamo che a Milano non si possono lamentare.
Chiuso il ciclo Sacchi, tra il 1990 e il 1995 il Milan vince una finale di Champions e 4 scudetti – uno senza nemmeno una sconfitta – appoggiandosi sulla classe degli olandesi e sulla solidità di Baresi, Maldini e Costacurta. I cugini nerazzurri rimangono a secco di scudetti per tutta la decade, ma si rifanno con un paio di coppe Uefa e un nuovo presidente: quel Massimo Moratti, figlio di Angelo, che qualche anno dopo riporterà l’Inter ai fasti del “Mago” Herrera.
In più viene inaugurato il terzo anello di San Siro, fresco protagonista di un’Argentina-Senegal entrata nella storia, da cui l’Albiceleste, con Maradona in campo, esce sconfitta per 0-1.
In curva neanche l’ombra di tute o borselli; a San Siro si va con il Barbour e la sciarpa al collo. Clarks per i più eleganti, al massimo un sneakers adidas o New Balance. D’altronde è pur sempre la Scala del Calcio, che il 31 agosto 1997 accoglie un nuovo tenore: dal Barcellona sbarca Ronaldo, il “Fenomeno”, cresciuto a Lambrete e rovesciate sui campetti polverosi di Rio. Ronnie incanta, è il giocatore più forte al mondo, ma per l’Inter la maledizione dello scudetto continuerà fino al 2005. Intanto nel 2001, sull’altra sponda del naviglio, è approdato un giovane biondo dell’est, fresco mattatore del Barcellona in Champions League; si chiama Andriy Shevchenko, e con Ronaldo inaugura una nuova era del calcio mondiale.

Torino

Per i tifosi bianconeri, gli anni ’90 sono stati un periodo agrodolce.
La Signora resta a digiuno di successi nazionali per cinque anni, mitigati da un paio di Coppa Uefa, prima di sbloccarsi nell’ultimo quinquennio con tre scudetti e una Champions League, la seconda nella sua storia. È la Juventus di Marcello Lippi, che davanti può schierare Zidane, Del Piero, Pippo Inzaghi e Baggio, sostenuti dai polmoni di Deschamps e con Ciro Ferrara a protezione della porta di Peruzzi.
A Torino si respira un clima semi-irripetibile e la città vola, trainata dalla splendida ristrutturazione del Lingotto ad opera di Renzo Piano. L’unica pecca è lo stadio Delle Alpi, completato nel 1988 ma criticato da tifosi e società, che avevano già fiutato come la struttura della Continassa non fosse esattamente un capolavoro di ingegneria sportiva. Qualche anno e i bianconeri risolvono il problema con il classico senso pratico dei piemontesi, inaugurando lo Juventus Stadium nel settembre del 2011, primo stadio di proprietà in Italia. Sarà anche la squadra più odiata d’Italia, ma chi non vorrebbe uno stadio di proprietà come quello?

Napoli & Roma

Negli anni ’90, il “Derby del Sole” fotografa Roma e Napoli in due momenti profondamente diversi della loro storia.
Il pubblico del San Paolo è costretto a tornare bruscamente alla realtà, anche per colpa di una crisi finanziaria senza fine. Con il cuore che trema per il “genio del fútbol mundial“, Maradona per gli amici, i partenopei devono abituarsi a una squadra grigia, operaia, che vince una coppa Italia con Ranieri ma è costretta a retrocedere nel 1999.
Qualche km più su, la Roma si trova a metà del guado, combattuta tra la chiusura di un ciclo vincente e l’ambizione del suo nuovo presidente. Nel 1993 ha preso le redini Franco Sensi, e l’obbiettivo è chiaro tutti: scudetto, senza scuse. Lo raggiungerà nel 1999, con Capello al timone e Totti-Batigol magnifico tandem d’attacco. Poco dopo arriva la prima Supercoppa Italiana, da lì una sfilza di secondi/terzi posti, qualche bella figura europea e batoste difficili da dimenticare, come il disastro di Old Trafford.
A prescindere dai successi, gli anni ’90 hanno certificato una specie di passaggio del testimone da Maradona, squalificato nel 1991 e ceduto al Siviglia, a Francesco Totti, che nel 1993 esordisce in quella zona di campo che sarà il suo trono, a galleggiare lì sulla trequarti giallorossa.

Due calciatori diversi e due persone agli antipodi. Simboli romantici di un’epoca a cui molti guardano con nostalgia. Più semplicemente, icone di un calcio che non esiste più, perché il gioco si evolve e migliora continuamente, anno dopo anno. Loro, come Del Piero, Ronaldo e Sheva, restano l’ultimo baluardo di quel calcio cerebrale, compassato, dove bastava una singola giocata per indirizzare una partita, un campionato, un Mondiale. Ancora immune ai super atleti di oggi, ai casini dei diritti tv, alla sovraesposizione mediatica. Né migliore né peggiore insomma, solo differente.

Scopri i cinque anorak celebrativi online, sono disponibili sul Napapijri Store di Graffitishop.

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