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Grog Presents: Kein

Ciao raga, qui sotto trovate la nostra intervista a Kein, un pezzo grosso del writing e nostro amico. Ha detto un sacco di cose interessanti sulla sua arte, su come si è evoluto il graffiti game e raccontato un paio di aneddoti niente male.
Qui c’è il video con la puntata di GrogLab dedicata a Kein, appena sotto trovi l’intervista, in italiano e in inglese.

Buona lettura!

 

Ciao Kein, prima di iniziare dicci chi sei

Piacere, mi chiamo Kein. Direi che faccio il writer, anche se di lettere ne disegno sempre meno. Sono sui 40 e dipingo da 25. Le mie crew sono FMK, NERDS e da poco scrivo anche UG.

Se dovessi descrivere il tuo stile in 10 parole?

Immagino i graffiti come performance invece che come opera.

Da cosa trai ispirazione, oltre al writing?

Dall’arte fatta con la tecnologia, in particolare da quella creata con la programmazione, anche se è un elemento che si nota poco in quello che faccio al momento. Per ora sto sperimentando cose che svilupperò più avanti.

Come è cambiato il graffiti game e che ruolo ha avuto Internet?

Anni fa pensavo che avrebbe ucciso il writing. Adesso invece credo sia un’opportunità. Adesso puoi imparare molto più velocemente; tanti fanno cose banali, ma altri li trovo veramente interessanti. Anche se non è un’opinione molto popolare, apprezzo anche chi si è sganciato dalla classica concezione dei graffiti, senza curarsi troppo di cosa è stato fatto prima, perché in generale non mi piace quando le cose diventano un revival infinito di se stesse. Guardando al futuro, credo che le cose cambieranno ancora e il mondo dei graffiti dovrà confrontarsi con un progresso sempre più rapido e imprevedibile. Come qualsiasi altro ambito del resto.

Qual è la città più interessante in Italia? E in Europa?

La scena a livello locale, come la intendevamo noi qualche anno fa, non esiste più. Per questo è difficile rispondere. Penso che, dopo Instagram, non ci saranno più gruppi geograficamente vicini che si influenzano a vicenda e creano una corrente, almeno a livello stilistico. Ho l’impressione che emerga di più il singolo, capace di evolversi in autonomia e in grado di attingere da un contesto globale. Non so se è meglio o peggio, forse è solo diverso.

Due parole su Firenze, la tua città. C’è ancora fermento? C’è stato un cambio generazionale a livello di writer?

Firenze ha sempre avuto le sue dinamiche, non c’è mai stata né molta unità né molta continuità. Poi l’avvento della street art ha cambiato molto le cose; forse adesso ci sono più street-artist che writer.
In un certo senso, c’è questa idea che esista “arte buona” e “arte cattiva”: i writer sono i cattivi, anche se questo non succede solo da noi. Anche per questo, abbiamo creato il collettivo ATW che unisce artisti con esperienze diverse; uno dei nostri obiettivi è spiegare che questa divisione non esiste. Attualmente stiamo organizzando live painting e performance orientate al post-graffitismo, con artisti di altre città. È un’opportunità interessante, perché Firenze è una città d’arte ma ha un DNA visivo legato all’armonia, al concetto di bellezza ideale. Cercare di introdurre idee di rottura viene visto quasi come un folle – ma tanto noi continuiamo a provarci.

Quanto ti è pesato abbandonare il metallo? Ti senti comunque soddisfatto dopo una murata?

A me non è pesato, è solo successo. Penso ai treni come a una ex: bei ricordi, ma è finita. Adesso ho altro per la testa. Dopo tanti anni sono più interessato a scoprire se è possibile cambiare i paradigmi del writing, quelli che sono grosso modo uguali da sempre. Vedo i graffiti più come una performance, qualcosa che esiste mentre lo fai e influenzato da quello che succede attorno. Per come mi sento adesso, quando ho finito di dipingere non c’è più molto d’interessante da vedere e a volte non mi curo neanche di che fine fa il mio lavoro. Probabilmente venendo dal train writing sono anche abituato all’idea che quello che faccio verrà distrutto. Forse troverò un modo in futuro ma al momento non credo che la yard sia il posto giusto per tutto questo.

Mi racconti un aneddoto che ti ha segnato particolarmente?

Verso fine anni ’90 ero narcolettico. Poteva capitare che mi addormentassi in discoteca, con la musica alta. Detto questo, una volta mentre andavamo verso una yard mi addormentai nella macchina di Scuiz: era una Citroen verde bottiglia degli anni 70, con un portapacchi sul tetto, al quale ogni tanto ci aggrappavamo per fare car-surfing, uscendo dal finestrino. Non mi ricordo chi c’era in auto, sicuramente Smart, fatto sta che a un certo punto mi svegliai per le urla degli altri, perché la polizia ci stava inseguendo e non eravamo neanche entrati in yard! Ma il vero colpo di scena fu che Scuiz decise di seminare la gazzella con un’auto che al massimo faceva 100 all’ora: era impossibile. Ma ci abbiamo creduto tutti, eravamo gasatissimi. Chiaramente, ci hanno fermato dopo 2 curve. Per fortuna, i poliziotti di allora non capivano che 5 ragazzi col bagagliaio pieno di spray, davanti a una stazione, stanno per andare a dipingere un treno, così ci lasciarono andare senza farci nulla.

Welcome bro, why don’t you start telling us who you are?

Hi everybody, I’m Kein. I would say I’m a writer, even if I’m doing less and less letters. I’m 40 years old and I paint from 25 years. My crews are FMK, NERDS and I recently started to write UG too.

Describe your style in 10 words

I see graffiti as a performance, more than an artwork.

What inspires you, regardless of writing?

I’m inspired by art made with technology. In particular I love the one made with coding, even if it’s something the reader doesn’t see in my creations, for the moment. Right now I’m experimenting things that I will develop in the future.

How do you think the Internet has changed the graffiti game and the scene?

Years ago I thought the internet would have killed writing, but now I think it’s an opportunity. Nowadays you can learn a lot faster, thanks to it. Many do trivial things but sometimes I find some really interesting stuff. Although it’s not a very popular opinion, I also appreciate those who are detached from the classic graffiti concept without caring too much about what has been done before, because in general I don’t like when things become an infinite revival of themselves. Looking at the future, I believe that things will change again and the graffiti world will have to deal with progress that is increasingly rapid and unpredictable, like any other area.

Which city scene do you consider more “sparkling” in Italy? And in Europe?

I don’t think you can’t find a “local scene” as we understood it a few years ago and I honestly can’t tell you. I think that, after Instagram’s coming, there will be no more geographically close groups that influence each other for creating a wave, at least style-wise. I guess that the single emerges more, evolving independently but drawing from a global context. I don’t know if it’s better or worse, maybe it’s just different.

Tell me about Florence, your city, is there still excitement? Is there been a writers’ switch?

Florence always had its dynamics, there has never been much unity or much continuity. Then the advent of street-art has changed many things and maybe now there are more street-artists than writers.
In the city you can perceive a sort of “feeling” that divides good art from bad art: Writers are the bad guys but this doesn’t just happen here. For this reason, this year we created the ATW collective, merging artists with different experiences and one of our goals is also to make them understand there are no boundaries. Currently we are handling live painting and post-graffiti performances, calling artists from other cities too. It could be an opportunity because Florence is an art city but it has a DNA linked to harmony and ideal beauty. Trying to introduce something else it could be seen almost as an outrage but we will try anyway.

How heavy is it to leave the “metal”? Do you feel enough satisfied after a wall painting?

It’s not weighed on me, it just happened. I think of trains as an ex: Good memories but it’s over. Now I have other things on my mind. After so many years I’m more interested in finding out if it’s possible to change the paradigms of writing that are roughly the same from the beginning. I see graffiti more like a performance, something that exists while you do it and that is influenced by what’s going on around you. For the way I feel now, when I finish painting my interest drops down dramatically and sometimes I don’t even care what happens to my job. Probably coming from the train writing culture I am also used to the idea that what I do will be destroyed in a few. Maybe I will find a way in the future, but now I don’t think that the train yard is the right place for all this.

Can you tell me a story that somehow left a mark?

Towards the end of the 90’s I was like narcoleptic and it could also happen to felt asleep in a disco with very loud music, suddenly. That said, once while we were going to go to paint a train, I felt asleep in the Scuiz car: It was a green bottle-like Citroen from the 70s – with a roof rack – where we occasionally hung on, for car-surfing outside of the car windows. I don’t remember who was in the car, for sure Smart was in it, the fact is that at a certain point I woke up for the others’ screams, because the police were chasing us and we weren’t even entered in the yard! But the real twist was that Scuiz decided to outrun the gazelle with a car that was running at most 100 km/h: It was impossible but at that moment we all believed in it. They clearly stopped us after two turns. Luckily, at the time the policemen didn’t understand that 5 boys in a car with a trunk full of spray, in front of a station, were going to go to paint a train, so they let us go without doing anything.

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