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420, stoners and social stigma

Anche se lo chiedi ai pot smokers più assidui, ognuno ha la sua versione sull’origine del termine 420.
Per qualcuno deriva dal numero delle sostanze chimiche presenti nella marijuana, per altri è il tea time in Olanda, un codice di segnalazione della polizia californiana o il numero delle parole di una canzone di Bob Dylan. Come sempre, le leggende sono lontane dalla realtà.

Il 420 è l’orario a cui erano soliti beccarsi cinque amici della San Rafael High School, che ne fumavano un paio sempre alla stessa ora, davanti alla statua di Louis Pasteur a San Rafael, in California. Alcuni Waldos (da “wall”, il muretto dove si incontravano) erano amici dei Grateful Dead, così in poco tempo la band di San Francisco ha iniziato a usare il termine “4:20” per parlare di ganja, e da lì è diventato virale.

Nei primi anni, il 20 aprile era l’occasione per celebrare la cultura hippie e il suo approccio disinvolto alla vita, incline agli eccessi ma basato su ideali positivi, come pace e libertà individuale. Anche se ha perso parte del suo valore culturale, oggi il 420 ha un’estetica riconoscibile e universale, alimentata da persone scese in campo per legalizzare il consumo di marijuana.

A una schiera di stoners bistrattati dai media, come Snoop Dogg o Wiz Khalifa, ultimamente si sono aggiunti personaggi internazionali come Drake, Bill Gates e Brad Pitt, che hanno dato una bella spinta al movimento Legalize Marijuana. Attorno al 420 ruotano anche episodi dei Simpson e dei Griffin, migliaia di canzoni come “Hits from the bong” dei Cypress Hill, film come “Fuori di Testa” con Sean Penn o intere web serie, tra cui “High Maintenance” prodotta dalla HBO.

In Italia è finito sotto i riflettori dei media generalisti e più reazionari come altri elementi della counterculture, con tutte le conseguenze del caso. Ogni 20 aprile, i giornali riservano titoletti allarmisti e sdegnati a questo fenomeno “che viene dall’America”, mentre presunti approfondimenti televisivi ci ricamano attorno situazioni di degrado sociale e criminalità. L’ennesima dimostrazione dello stigma sociale e dei pregiudizi che circondano chi decide di fumarne una ogni tanto, anche rispettando i valori di THC imposti dalla legge italiana. Un discorso tossico che non ammette dialogo, e non tiene conto di chi utilizza la cannabis per scopi medici, sfruttando le sue riconosciute proprietà calmanti e antidolorifiche.

Non resta che sperare che il processo di de-stigmatizzazione già in atto altrove possa attecchire anche da noi, almeno per creare una discussione sana e affrontare una questione che spesso viene giudicata scomoda, e quindi volutamente ignorata.

Pubblicato il: 20/04/2021

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