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Clarks tra Kingston, Brooklyn e Londra

Ci sono brand che sviluppano un rapporto esclusivo con una singola sottocultura, e ci sono realtà con una fanbase super eterogenea. Ecco, Clarks fa parte del secondo gruppo. In oltre 150 anni di storia è entrato in contatto con tantissime sottoculture diverse, spesso per caso, uscendone trasformato e arricchito.
Dal 1825, cioè da quando è stato fondato dai fratelli Cyrus and James Clarks, le crepe shoes di Clarks hanno calpestato qualsiasi terreno, dal cobblestone inglese alla terra battuta di Kingston.
Qui sotto ne ripercorriamo la storia, cercando di capire il peso della sua legacy e quali movimenti hanno contribuito – e quindi influenzato – alla crescita di Clarks.

 

I primi passi: da Kerouac ai Mods inglesi
Le prime Clarks a debuttare sul mercato sono state le Desert Boots, uno stivaletto in pelle scamosciata che ricorda i boots militari della seconda guerra mondiale. Nonostante un’accoglienza piuttosto tiepida, negli anni ‘60 la rivista Esquire si accorge della loro potenzialità lifestyle con una recensione a cinque stelle. È l’inizio di tutto: le Desert Boots diventano una delle icone della Beat Generation, la scarpa dei nuovi intellettuali americani, selvaggi e inquieti come il Neal Cassidy di Jack Kerouac.

Grazie a questa nuova aura up-beat, le Desert Boots attraversano l’Atlantico, dove diventano la scarpa dei Mods. Giovani ragazzi della middle class affascinati dallo stile di vita assurdo, casinista ma spensierato, dei cugini americani. Invece di negarlo, Clarks cavalca questo dualismo USA-UK, tanto che le Desert Boots si trasformano nella scarpa degli intellettuali, degli anti-eroi e dei ribelli. In quegli anni erano ovunque: ai piedi di Bob Dylan, nei film di Steve McQueen e sulla copertina di “Abbey Road” dei Beatles, grazie a George Harrison.

La Jamaica e l’incontro con i rudeboys
E così, all’inizio degli anni ‘70, le Clarks erano già un’icona della lifestyle Americana. Eppure niente di paragonabile con l’impatto che stavano per avere sulla società jamaicana.

Clarks entra in Jamaica con i rudeboys. Insoddisfatti della classe politica, vecchia e corrotta, e ispirati dai movimenti di Berkeley, raccoglievano il malcontento dei più giovani e protestavano per condizioni di vita migliori. Ascoltavano ska e reggae, e mettevano solo Clarks chukka in suede, tanto che la polizia arriverà poi a profilare i criminali in base alle scarpe, come succederà qualche anno più tardi a Londra con le Nike Tn.

Nel 1967 escono anche le Wallabees, un altro modello che rafforza la connessione tra Clarks e cultura jamaicana. Liam Gallagher e Ghostface Killah raccontano come la loro passione per Clarks nasce in quell’epoca, per via di quello che Clarks rappresentava per una generazione alla disperata ricerca di simboli estetici attorno a cui riunirsi e fare fronte comune.

L’arrivo a Brooklyn, il Wu-Tang Clan, NAS
Qualche anno dopo, Clarks arriva a Brooklyn assieme alle decine di migliaia di migranti che lasciano Kingston per inseguire il sogno americano. Per gli yardies, gli immigrati di origine caraibica della East Coast, quelle chukka avevano un significato diverso rispetto a quello che gli davano gli esponenti della Beat Generation negli anni ‘60.
Avere un paio di Clarks significava essere parte della comunità, e poi trasmettevano un profondo senso di orgoglio e voglia di rivalsa – tutti sentimenti che associamo alla cultura hip hop.

Così diverse crew iniziano a indossarle, ma sarà il Wu-Tang Clan a portare la connection tra hip hop e Clarks (soprattutto le Wallabees) a un livello irraggiungibile. RZA e gli altri le mettevano ovunque: sul palco, durante i concerti, negli shooting, le infilavano anche nelle copertine degli album. Per capirci, Ghostface Killah si è autodefinito il “Wallabee Kingpin” e NAS le mette così spesso che è stato scelto da Aimé Leon Dore come testimonial della collaborazione con Clarks.

Clarks oggi
Il brand inglese è rimasto legato alla musica anche fuori da Brooklyn. Il “Re della Dancehall” Vybz Kartel tiene alta la bandiera di Clarks in Jamaica, ma tutti sgomitano per dimostrare quanto siano legati a Clarks, dagli Arctic Monkeys a Justin Bieber.

Negli ultimi anni Clarks ha creato la linea Originals per separare la parte lifestyle, ma anche i progetti e le collaborazioni più recenti affondano le radici in quell’hummus storico e culturale che abbiamo descritto sopra. Più in generale, il grosso merito di Clarks sta nel fatto che il suo background gli permette di cambiare interlocutore senza perdere di credibilità. Potrà innovare, cambiare, trasformarsi ma resterà sempre legato a ogni sottocultura che ne definisce l’identità, come piccole tessere di un mosaico più complesso.

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