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Sci-fi magic con Apollo Thomas

Illustratore, regista e fumettista, Apollo Thomas porta la sua manga knowledge nella nuova collezione di Edwin.

Disponibile dal 1 ottobre, la linea “Psychic Celluloid” pesca dall’immaginario sci-fi di Apollo, che ha scelto il cotone premium del brand giapponese per le sue illustrazioni sci-fi a tema Japan.

Scrollando il tuo profilo IG, si nota subito che sei un aficionado della cultura giapponese. Da dove arriva questo interesse?
Ho iniziato ad andare in Giappone nel 2007, da allora ci vado abbastanza spesso e cerco di passarci più di qualche notte, così da immergermi a fondo nella cultura locale e conoscere nuove persone.
Credo che la mia fissa per il Giappone sia un’eredità dei cartoni che guardavo da piccolo. La mia generazione è cresciuta guardando anime su anime, ma le influenze Japan erano evidenti anche nei film cult occidentali come Blade Runner o Ritorno al Futuro. Quando ho scoperto Astro Boy avrò avuto 6 o 7 anni, quello è stato il click.

Una volta teenager mi sono spostato sui manga come Alita e Akira, e ho iniziato a masticare anime come Cowboy Bebop, I Cieli di Escaflowne e Neon Genesis Evangelion.
Tutti questi nomi hanno modellato il mio modo di disegnare e di fare storytelling, e mi hanno spinto ad andare sul luogo, in Giappone, per scoprire le sottigliezze del loro modo di vivere, la religione shintoista, e conoscere i mangaka, disegnatori e pittori dietro alcune delle mie storie preferite.

Se mi guardo indietro, il Giappone è rimasto con me in qualsiasi fase della mia vita.

Parlando di tecnica, chi ha influenzato di più il tuo modo di disegnare? Se penso all’arte giapponese, mi vengono in mente Nausicaä di Miyazaki, Monkey Punch…
Beh sono parecchi. Per citare quelli che guardo più spesso, quelli che mi affascinano di più anche a livello estetico, direi Kazuo Umezu, Seiichi Hayashi, Tadao Tsuge, Suehiro Maruo, Shigeo Ito e ovviamente una serie di grandi maestri come Hayao Miyazaki, Osamu Tezuka, Masamune Shirow, Rumiko Takahashi e Katsuhiro Otomo.

I manga sono il tuo mondo, okay. Cosa mi dici del fumetto americano invece? Come ha influenzato il tuo stile?
Adoro i fumetti tradizionali, sono cresciuto leggendo i comics di Jack Kirby. Il modo in cui studia la proporzione dei suoi personaggi, le linee, il design… un genio. Giusto per fare due nomi in più, mi piacciono molto anche Alex Toth, Jerry Robinson, Mike Sekowsky, Daniel Clowes, Dave Gibbons, Charles Burns, Hal Foster e Winsor Mccay.

Diciamo che manga, comics e la scuola europea della Ligne Claire hanno avuto tutti un ruolo nella formazione della mia estetica, nei miei lavori combino spesso influenze diverse.

Hai già collaborato con collettivi e brand di ogni tipo, come Edwin. Come gestisci questi progetti a più mani? Cambi il modo di disegnare in base alle richieste, oppure vai dritto per la tua strada senza guardare in faccia nessuno?
Mi piace avere tra le mani progetti collaborativi, perché sono costretto a cambiare prospettiva, e adattare i miei disegni in base alle richieste e al media di riferimento. Mi permettono anche di testare il mio metodo di lavoro, verificare se funziona o ha dei buchi, e spesso mi portano a imparare nuove skills.

È vero, le persone scelgono me per come disegno, ma in una collaborazione è fondamentale tenere aperta una finestra di dialogo tra chi commissiona e chi esegue il lavoro.

Cosa ci dobbiamo aspettare nei prossimi mesi? Altri progetti con Edwin?
In effetti al momento sto realizzando un libro assieme a Edwin, oltre che un adattamento animato ispirato al libro. È un progetto legato alla collezione che ho disegnato per la loro Summer 2022, quindi stay tuned.
Sto facendo i visuals per una band che si chiama Kids Return, molto fighi, amici da una vita. E poi c’è questo nuovo brand vegan di Los Angeles, mi hanno tirano in mezzo per fare un paio di cosine.

Mi sono divertito un sacco a disegnare le grafiche della linea “Psychic Celluloid” di Edwin, è venuta proprio come volevo.

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