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No borders behind bars

Inocent Kidd, tatuatore hand-poke, ha imparato a tatuare in una prigione colombiana. Oggi continua la sua detenzione e la sua attività sottobanco in Francia. Attraverso un profilo Instagram piuttosto popolare e con un’attitudine positiva a dir poco controcorrente, mette in mostra uno spaccato unico di vita quotidiana dietro le sbarre.

Ha appena cambiato continente, senza però cambiare status, e si racconta parlando della pressione psicologica che esercita il sistema carcerario, dei feedback dei suoi follower, di tatuaggi e di sogni.

Puoi presentarti?
Sono Inocent Kidd, un ragazzo francese sulla trentina, ora in prigione in Francia. Vivevo in Colombia, poi lo stato francese ha emesso un mandato internazionale e mi hanno catturato. Quindi sono dovuto restare in carcere in Colombia per 18 mesi, in attesa dell’estradizione, per essere poi estradato in Francia.

Come hai iniziato a tatuare?
Ho iniziato a tatuare i miei amici, per hobby. Quando ero in Colombia, ho iniziato su me stesso. Poi sono passato ai miei amici, mentre ero ubriaco. Quando sono stato beccato ho iniziato a tatuare per davvero. Sono stato 43 giorni in un calaboose, una piccola prigione prima della prigione principale, e lì ho tatuato i detenuti e le guardie. In 43 giorni ho fatto quasi 60 tatuaggi. Direi che ho imparato lì.

Come funziona il business dei tatuaggi in carcere?
Dipende. Ora, in Francia, non girano molti soldi, quindi ho un libro di flash e chi vuole può farsi tatuare gratis, ma deve scegliere tra i miei flash. In Colombia era un po’ diverso, i detenuti avevano i soldi, quindi non era un problema pagare 100 o 200 euro per un tatuaggio su commissione.

Sei autorizzato a tatuare o devi mantenere un profilo basso?
Non mi è permesso tatuare. Alcune guardie l’hanno capito. Vedono che i miei compagni di cella hanno un tatuaggio nuovo ogni giorno, quindi lo sanno. Alcuni di loro lo sanno e non gliene frega un cazzo. È molto facile trovare droga qui, quindi il tatuaggio non è il problema più grande. Ma comunque non è legale. Se ci fosse un boss con me in cella, o se facessero una perquisizione e trovassero gli aghi, passerei dei guai.

Come passi il tuo tempo?
Dipende se lavoro o meno. Se lavoro, mi sveglio alle 6 del mattino. Siamo in 3 in cella e i miei due compagni non lavorano, quindi non devo fare troppo rumore quando mi sveglio. Faccio una doccia e poi bevo un caffè. Torno a mezzogiorno e devo cucinare, faccio un po’ di sport e vado a scuola dalle 13:00 alle 16:00. Di notte posso rilassarmi, guardare il telefono, guardare un film, disegnare o giocare all’Xbox. Nei fine settimana, quando non lavoro, mi sveglio più tardi. Vengono alle 7 del mattino per controllare se sei in cella, quindi hai 1 ora nel cortile esterno. Un giorno è di mattina, il giorno dopo nel pomeriggio. Se esci in cortile al mattino, puoi fare la doccia nel pomeriggio, oppure puoi fare la doccia al mattino e andare in cortile nel pomeriggio. Se non ti svegli in tempo per il cortile, rimani in cella. Alle 19 ci danno da mangiare e tornano a casa. Non ci sono troppe guardie di notte, quindi è più tranquillo. In Colombia hai le porte aperte durante il giorno, ma in Francia, mentre aspetti il ​​processo, sei rinchiuso 22 ore al giorno. È una merda.

Che tipo di feedback hai quando mostri la tua vita quotidiana su Instagram?
All’inizio ho avuto parecchie reazioni negative. Alcune persone non capiscono perché abbiamo i telefoni in carcere, come se fosse qualcosa di sbagliato. È abbastanza normale in tutto il mondo, anche se non in tutti i paesi – in Italia, ad esempio, è molto difficile procurarsi un telefono. Alla gente piace vedere i tabù della prigione. Ora ho dei feedback positivi e molte persone mi supportano. Mi dicono che sono una fonte di motivazione. A volte chi sta fuori si sente giù, guarda le mie storie e dice “ok, il tipo è in prigione ed è sempre felice”.

Ti aiuta a fare escapismo?
Di brutto, mi aiuta a evadere perché mi sento libero di parlare con persone esterne. A volte ho bisogno che qualcuno mi ricordi di essere forte, e allora mi sento orgoglioso di me stesso. Naturalmente sono anche felice perché posso parlare con la mia famiglia e i miei amici; sanno che sto bene. Sapere che la tua famiglia e i tuoi amici fuori non sono stressati è la cosa più importante.

Insieme ai graffiti, quali sono le tue fonti di ispirazione più significative?
Le mie radici sono nei graffiti, hanno influenzato totalmente il mio stile. Anche il mio stile di vita ha influenzato molto la mia estetica. Quello che ho vissuto e quello che ho visto. Faccio disegni istintivi, molto semplici e grafici. Non posso fare roba realistica o troppo complessa. E non posso fare tatuaggi colorati. La mia vita in questo momento non è a colori.

Quale pensi sia la forma di controllo peggiore tra tutte quelle esercitate dal sistema penitenziario?
In Francia ti fottono il cervello. Ti stanno sempre addosso, per vedere cosa stai facendo. È stressante. Siamo in prigione e anche se sei dentro una fottuta scatola non puoi vivere una vita tranquilla. Ti mettono in cella con brutta gente e ti trattano come un animale. Se vogliono fotterti, possono farlo. Quello che succede in carcere, resta in carcere. Se una guardia vuole commettere abusi ogni giorno, non puoi fare nulla perché sei un prigioniero. Fanno molta pressione psicologica. Se faccio qualcosa che non va, perdo il mio lavoro e mi spostano di piano. In pratica perdo tutto. Usano davvero la manipolazione qui. Cercano anche di metterti alla prova. Ho visto detenuti cadere nella trappola e trasformarsi in persone completamente diverse dopo pochi mesi. Anni fa non c’erano telecamere, quindi era più facile per loro picchiarti. Secondo me era meglio. Posso guarire dopo essere stato pestato, ma è difficile guarire la testa.

Quando dormi, sogni?
Ora che sono in Francia, ho ricominciato a fumare joint, quindi non sogno. Ma quando ero in Colombia, ho smesso di fumare per alcuni anni e sognavo. Era pazzesco perché, all’inizio, sognavo il mondo esterno. Il mio cervello era fuori. Dopo un po’ di tempo, forse 1 anno, ho iniziato a sognare la prigione. Il mio cervello era dentro. Sognavo ragazze, vita all’aria aperta o certe sensazioni. Quando la tua mente vaga in cerca di un momento speciale del passato, che magari hai dimenticato, non ti capita semplicemente di sognarlo in prigione, puoi proprio sentirlo. Come la sensazione di essere per strada a fare tag un po’ ubriachi con gli amici, alle 4 del mattino. L’odore della notte, la sensazione di essere soli. A volte posso sognarlo. Oppure mi capita di rievocare questi momenti con la meditazione, e li sento come fossi fuori.

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